Una testimonianza per Albatici ( per cognome, come usa ed usava la mia generazione)
Daniele Albatici
 Una testimonianza per Albatici ( per cognome, come usa ed usava la mia generazione)

Una  testimonianza per Albatici ( per cognome, come usa ed usava la mia generazione) Lui, Daniele Albatici, non ha mai urlato nella vita, ha sempre parlato sottovoce in maniera un po’ afona, nonostante le sue convinzioni fortemente sentite e difese fino all'eccesso durante gli anni "sessantotteschi". Qualche "opinionista" l'altro giorno in tv diceva "... voi generazione di sconfitti, fratellastri di Mario Capanna e soci, quand'è che la pianterete di rimpiangere e di scrivere del '68 ...". Io non penso sia proprio così, indubbiamente si poteva incidere di più sul sociale, crederci di più, fondare le basi per modi nuovi di vivere che prescindessero dalla ribellione giovanile … ma in ogni caso non penso che siano state esperienze ed anni inutili; il dibattito, o meglio, il monologo sarebbe lungo ... ma per parlare di Albatici come potrei non riflettere su quegli anni poiché è proprio lì che noi ventenni, in scena, fondavamo le nostre esistenze, fra incontri e scontri, occupazioni ed assemblee nello scenario di un'effervescente Bologna. Lui sul "campo", io più osservatore; lui girava in autostop, io leggevo "Sulla strada" di Jack Kerouac; lui era in prima fila a scontrarsi con la polizia ed io in penultima con "12 dicembre” di Pier Paolo Pasolini in tasca". Lui, Albatici, non è divenuto un eroe della rivoluzione di quelli citati nei libri ed io non sono diventato né poeta né scrittore. Poi il rientro dagli studi accademici, gli anni 1973/74 risentono dell’onda lunga della contestazione; ricordo la nostra partecipazione ad una mostra inaugurata nel Municipio di Alfonsine (Ravenna) ed accompagnata da un manifesto contro le gallerie private, i mercanti d'arte, i collezionisti. Erano eventi che risuonavano e richiamavano l’attenzione e la partecipazione di notevoli nomi dell’arte come Massimo Carrà (storico dell’arte e figlio del pittore), Raffaele De Grada (critico d'arte e direttore d’ accademia di belle arti) ecc… Altre esperienze hanno accomunato il nostro percorso; ricordo "Elogio alla rivoluzione cilena"(Pablo Neruda era una sorta di giustificazione politico culturale), una performance/happening in Piazza Einaudi a Ravenna di cui non mantengo esatta memoria di chi fossero gli altri artisti partecipanti, mentre ho il vivo ricordo dell'entusiasmo di Giorgio Gaber, invitato per l'occasione in quanto impegnato nel vicino Teatro Alighieri per uno spettacolo, e della sua condivisione nel giudicare l'evento disinvolto, effimero, anarchico e privo dei contenuti retorici di una mostra intesa in senso classico. Poi le vie delle nostre vite divergevano lasciando ognuno con le proprie "beghe", i problemi, le soddisfazioni, le scelte ... qualcuno ha i capelli ancora lunghi, qualcuno non ha più i capelli, qualcuno ha la pancia, qualcuno ha una nuova moglie, qualcuno una nuova famiglia, qualcuno ... qualcuno ...è morto. Poi lungo la strada, casualmente, talvolta un' incontro, un ciao ... "...dopo dieci anni ho rivisto l'amico Bob..." cantava Ricky Shayne; ben più di dieci anni, l'ho rivisto volentieri Albatici, sapevo per sentito dire di una sua svolta spirituale e di alcune altre cose (Ravenna è piccola... ed io ultimamente ci sono molto, troppo…) Poche settimane fa ci siamo incontrati, mi ha parlato di pittura ... Lui di pittura !? “... ora dipingo molto ... mi sono fatto prendere ... mi sembra di dover recuperare il tempo perduto ... ti ricordi i nostri insegnanti ... " Mi dice queste cose, ascolto in silenzio ed aggiunge "Vieni a vedere i miei lavori!?” Sono entrato nella sua casa-studio, l'odore di trementina, di vernice, di olio, di pittura, poi strumenti musicali e tele accatastate ... tutti quegli elementi "bohemienne", presenti nella memoria ed inevitabilmente capaci di stupire ancora. Mi regala un cd con sue incisioni musicali e tra un ricordo e l'altro mi sfoglia davanti disegni e tele commentando ogni singolo gesto pittorico quasi con quel senso giustificativo di chi teme la critica, forse vuole un giudizio, forse mi ritiene troppo distante dai suoi lavori, o forse gli piace avvertire la nostra diversità ... belli ... “li ho eseguiti in plein air" mi dice " qui stava arrivando un temporale, qui soffiava il vento ..." Le tele, soprattutto mi piacciono, mi ricordano certa pittura americana, partendo da Edward Hopper, paesaggi senza figure, vuoti, atmosferici, però stranamente "maneggevoli" (già il trasporto in plein air credo rappresenti una sorta di omaggio a Francesco Verlicchi), temporalmente più vicino a noi una sorta di New Paintings che ricorda gli artisti che lavorano all'Arcadia Gallery di New York. Paesaggi dipinti con maestria, bloccati come da uno scatto di Polaroid, case, pinete, cieli eseguiti sul luogo per poter catturare come in un'istantanea quella luce, quella sensazione, quell'atmosfera per poter bloccare perennemente l'attimo su una tela. Un risultato avviluppante, altamente emozionante e contemporaneo. “Belle cose Daniele”, credo siano state le ultime parole mentre quel giorno accingevo ad allontanarmi. "Mi fa piacere...” così mi rispondeva, a bassa voce, con una sorta di imbarazzo.

Giuliano Babini - Ravenna, febbraio 2011


Una testimonianza per Albatici ( per cognome, come usa ed usava la mia generazione)  (Giuliano Babini - Ravenna, febbraio 2011 )

Da una lettera personale  (Padre Bernardino Cozzarini, Monaco Camaldolese - Camaldoli 15-3-2010 )

Da una pubblicazione di Flavio Montelli  (Flavio Montelli - Ravenna 2006 )

Daniele Albatici  (Marco Vallicelli - Forlì, novembre 2011 )

La “novità” pittorica di Daniele Albatici  (Vittoria Palazzo - Milano 1981 )

“La Divina Parola” Immagini  (Franco Gabici - Ravenna, 2013 )

“La Divina Parola” Immagini  (Padre Alberto Casalboni (Frate Francescano dell’Ordine dei Cappuccini, fa pubbliche letture settimanali della Divina Commedia a Ravenna) - Il Risveglio del 25-4-2013, Ravenna )

Le donne nella Bibbia e nella Commedia: Cenni. Le donne in Daniele Albatici  (Padre Alberto Casalboni (Frate Francescano dell’Ordine dei Cappuccini, fa pubbliche letture settimanali della Divina Commedia a Ravenna) – Introduzione a “La Divina Parola” Immagini - Mostra di Daniele Albatici Ravenna 2013 )

Chi è costui che sanza morte va per lo regno de la morta gente?  (Inferno, canto 8, versi 84-85 )

La Divina Parola  (Oscar Bandini )

Daniele Albatici, un artista tra Realtà e Fantasia.  (Introduzione di Franz Dudenhöffer, Direttore della Städt. Galerie Speyer )


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